Gonars, 1 Novembre 2011: il nostro ricordo, il nostro impegno

La First Lady slovena Barbara Miklic attraversa il sacrario dello scultore Miodrag Zivkovic

Non mi soffermerò sulla cronaca della cerimonia che il primo novembre scorso ha trovato cornice nel sacrario all’interno del cimitero di Gonars e di fronte al monumento commemorativo nel luogo in cui sorse il campo di internamento noto a tutti noi. Anche quest’anno infatti il comune si è reso protagonista della giornata del ricordo di quanto accaduto in un periodo così buio per la nostra storia recente, ma soprattutto della giornata dell’impegno a costruire insieme un futuro diverso, fondato sulla collaborazione e l’amicizia fra i popoli, che non sia più testimone della morte assurda di quasi cinquecento persone. Doveroso è far presente che a rendere ancora più importante la cerimonia era quest’anno la presenza della first lady slovena Barbara Mikilic, del deputato sloveno Marijan Krizman e del rappresentante del parlamento croato Damir Kajin, nonché delle autorità locali come il presidente della regione Renzo Tondo, il presidente del consiglio provinciale Marco Quai e naturalmente il nostro sindaco Marino Del Frate. Tutti gli interventi, a partire da quelli musicali dei bambini e ragazzi delle scuole elementari e della scuola di musica e della banda slovena, fino a quelli di ogni singola autorità o rappresentante hanno contribuito ad arricchire una giornata di profonda riflessione. Allo stesso tempo però, come membro della redazione di un giornale di giovani non possono non avermi toccato profondamente le parole che descrivevano bimbi, giovani e ragazzi scrivere alle loro famiglie, ai loro affetti, convinti che quei messaggi sarebbero arrivati a destinazione, ignari che quella piccola grande libertà gli era in realtà stata tolta, che i loro pensieri non avrebbero mai lasciato i confini del campo.

Renzo Tondo, Marino Del Frate e Marco Quai durante la deposizione delle corone

Un sottile aspetto di quanto accaduto ma che ci spinge a riflettere su quanto diamo forse troppo spesso per scontato, che dovrebbe spingerci a rivalutare ogni giorno l’importanza non solo di poter vivere, ma di poter essere, l’importanza dell’ avere la libertà pensare e di esprimere il proprio pensiero, l’importanza della lotta per conquistare questo diritto e della lotta per mantenerlo e l’importanza del potersi confrontare, sì, con ciò che ci rappresenta e ci da forza e fiducia ma soprattutto con le nostre antitesi, con le ciò che ci fa paura e ci rende insicuri e con ciò che è diverso da noi. Durante la mattinata del primo novembre si è parlato della costruzione di un futuro migliore, in particolare fra quei popoli che si sono ritrovati ed essere nemici. Io dico che questo futuro non può prescindere dall’impegno a difendere la libertà di pensiero e di opinione, quindi dalla libertà al confronto, in poche parole un futuro come quello che ci siamo presi l’impegno di realizzare non può prescindere dalla libertà di Essere, essere delle Persone. Allo stesso modo arriva ora il nostro turno: saremo capaci di dimostrarci all’altezza di questa lotta? Nel nostro piccolo sicuramente ci metteremo tutto il nostro impegno.

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  1. Ferruccio Tassin

    Su cinque interventi italiani il I novembre, tre non hanno neppure nominato la parola fascismo. Questa tragedia nella comunicazione vale più di ogni commento!
    Ogni bene!
    Ferruccio Tassin

  2. Francesco Cocetta

    Io purtroppo non ho potuto essere presente a questa interessante giornata, ma se ciò che Lei riferisce è vero possiamo ancora una volta evidenziare come nell’attuale società italiana si fa il possibile per rendere fumoso e non chiaro ciò che è avvenuto in questi terribili anni

    • Ferruccio Tassin

      E’ talmente vero che ho registrato gli interventi; e la “fumosità” non è giustificabile (soprattutto per chi giovane più non è), perché c’è un’imponente bibliografia. Il fascismo – fortemente – è ancora fra di noi!
      Ogni bene!
      Ferruccio Tassin

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