Acqua, fango e cemento in abbondanza

Mentre noi friulani eravamo intenti a giurarci gli uni agli altri che i film di Paolo Villaggio non ci sono mai piaciuti, la regione da cui proviene quest’ultimo era intenta a franare per delle piogge troppo intense. Qualche giorno prima la periferia di Roma era sott’acqua per i medesimi motivi. L’alluvione del Veneto dello scorso anno non ha insegnato nulla a nessuno. Anche perché in pochissimi, anche in quel caso, hanno fatto cenno ai motivi di fondo dell’alluvione. L’eccesso di cementificazione è stato denunciato solo da Legambiente, ed ha avuto pochissimo eco sui mezzi d’informazione, ma è questo, unito a delle precipitazioni straordinarie ad aver determinato tutto. A Roma il problema è aggravato dall’abusivismo, ma in Liguria, in Veneto e nelle altre regioni del nord Italia è tutto pianificato. Il grosso sviluppo del dopoguerra ha portato ad urbanizzare anche aree esondabili (vedi Vicenza, piano del 1959), oggi si continua a sigillare metri quadri di terreno senza adeguate opere di compensazione, e il risultato è sotto gli occhi di tutti, ma si continua a dare la colpa ai cambiamenti climatici, cioè a cose su cui non possiamo intervenire. Invece intervenire per evitare i morti per queste cause è possibile. Ovviamente disimpermeabilizzare il terreno non è un’operazione che si fa in un attimo, ma mentre si fa questo ci possono essere altre opere, di natura puramente idraulica, come per esempio la creazione di bacini di laminazione in caso di piena, che non sono la vera soluzione, ma limitano i danni nell’attesa che si attuino le misure drastiche.

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