Riceviamo e pubblichiamo

A seguito della lettura dell’articolo “Il futuro si basa sulla chiarezza del passato” comparso nell’ultimo numero di Corsia d’Emergenza, il Sindaco di Gonars ci ha fatto pervenire una Sua risposta. Noi la pubblichiamo fin da subito su questo blog.
Prossimamente troverà spazio anche nella versione cartacea di Corsia d’Emergenza n° 3.

Il manifesto comparso nelle strade gonaresi

Egregio Direttore ,
Ho letto con un po’ di sconcerto l’ articolo di Francesco Cocetta “ il futuro si basa sulla certezza del passato “ che denota un importente atteggiamento di rigidita’ intellettuale.
In questo scritto l’ autore si lamenta del mancato uso della parola Liberazione sui manifesti del 25 aprile 2010 e 2011 a firma del sottoscritto.
Purtroppo il giovane censore e’ poco informato di quanto succede in Italia in particolare nelle sedi dove la parola “ Liberazione “ e’ tenuta , e giustamente in grande considerazione .
Infatti il manifesto del 25 aprile dell’ organo dell’ ANPI “ Patria Indipendente “ numero 3-4-del 2010 reca su uno sfondo di un prato verde con papaveri rossi la dicitura : “ 25 aprile la Liberta’”
Per non citare il Partito Democratico che in un manifesto per il 25 aprile a firma di Valter Veltroni reca “ 25 aprile “ festa di democrazia, festa di liberta’ la festa italiana “
La Provincia di Bologna : “ 25 aprile 1944-1994 il principio della liberta “ ( proprio cosi’ 1944)
Il giovane sindaco di Urbania , capo di una giunta molto vicina al PD nel 2011 titolava nel suo manifesto “ 25 aprile , festa della liberta “
Ovviamente vi allego copia dei manifesti.

La copertina di Patria Indipendente 3-4 del 2010

Ora risulta incomprensibile tanta critica censoria .
Forse il sindaco di Gonars non ha le credenziali per scrivere la parola libera’ nel manifesto del 25 aprile , mentre ad altri questo e’ concesso?.
Chi decide questo e con quali criteri ?
Ovviamente nessuno sforzo viene fatto per tentare di capire le frasi che seguono sul manifesto che parlano di uguaglianza e dignita’ degli Uomini.
Questo e’ sfuggito al giovane cronista a cui si indica la luna mentre lui guarda insistentemente il dito.
Quando ho scritto l’ articolo sul primo numero di corsia di emergenza ho chiesto ai redattori di criticare ma di pensare con la loro testa , di non seguire stereotipi che neanche l’ ANPI ed il PD , ne’ a Bologna vengono rincorsi da anni.
Mi rendo conto che non e’ cosi’.
Spero che questo articolo venga pubblicato con lo stesso risalto di quello di Cocetta Francesco
Cordialmente
Il Sindaco di Gonars
M. Del Frate

 

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  1. Francesco Cocetta

    Forse dovrei sentirmi offeso perchè il signor Sindaco mi ha dato dell’intellettualmente rigido o perchè mi ha bollato come giovane censore, ma non lo sono e non intendo prendermela per gli indecorosi aggettivi che ha utilizzato: evidentemente ha ritenuto opportuno alzare i toni del discorso. Certamente io non risponderò a voce alta ma, anzi, manterrò un profilo basso.
    L’obbiettivo dell’articolo apparso nel precedente numero del giornale era molto chiaro: creare un dibattito prolifico su un tema storico culturale tanto scottante quanto importante. Evidentemente sono stato frainteso da alcune persone che sono prevenute sul tema o su chi ha scritto l’articolo. Nella lettera di risposta, il sindaco ha fatto rifermento a manifesti comparsi a Bologna e Urbania a ha fatto riferimento al Partito Democratico: prima d’ora non ho mai avuto modo di leggere i manifesti che ha citato.Probabilmente se abitassi a Bologna e se scrivessi per un giornale giovanile APARTITICO come il nostro avrei mosso la stessa critica lasciando perdere il fatto che l’abbia scritto il PD, ma visto che abito a Gonars e visto che nel 1994 dovevo ancora compiere 3 anni…. Sta di fatto che l’idea di giustificarsi affermando “l’hanno fatto anche gli altri” non è assolutamente un buon modo per spiegare le proprie azioni.
    Mi dispiace che la mia proposta per un dibattito proficuo sia caduta nel vuoto, anzi, abbia ricevuto una risposta sterile non contenente le argomentazioni a supporto della tesi esplicitata nei manifesti.

  2. David Benvenuto

    Pubblichiamo qui il commento del Sindaco Del Frate che abbiamo ricevuto via mail all’indirizzo di posta elettronica del giornale:

    Nessuno vuole alzare i toni del dibattito.
    Questi sono gia’ alti quando si scrive” confondere la festa della Liberazione col il giorno dell’ inizio della Liberta’ e’ come augurare a Pasqua una felice primavera o chiamare il 25 dicembre la festa della neve”
    Chissa’ cosa penserebbero di queste frasi i partigiani , quelli che hanno sacrificato la loro gioventu’ sulle montagne , e che fanno parte della redazione di Patria, dello staff di Veltroni, della Fondazione Gramsci ( Provincia di Bologna ).
    Forse bisognerebbe inviare anche a loro questo articolo chiamandoli in causa in prima persona per aver ardito di sostituire la parola Liberazione con Liberta’
    Credo invece bisognerebbe documentarsi meglio e sforzarsi di capire perche’ eminenti organi della stampa partigiana e di sinistra abbiano deciso di sostituire la parola Liberazione con il termine Liberta’, nei loro manifesti ufficiali.
    Infine non ho mai inteso di giustificarmi affermando “ lo hanno fatto anche gli altri “ come riportato , ma ho voluto evidenziare un sentire comune, su questo argomento, con gli esponenti della lotta partigiana .
    Secondo me , e molti altri evidentemente , queste diatribe sono superflue , l’ importante e’ che il 25 aprile sia la festa di tutti, e che abbia come fine non l’ ideologia ma le persone come auspicato dalle poche righe che seguono la parola Liberta’ sui manifesti del 25 aprile del Comune di Gonars

    Il Sindaco
    M. Del Frate

  3. Matteo Segat

    Forse può sembrare una questione sofistica, ma dal mio punto di vista, chiamare festa della Libertà o di inizio della Libertà la festa di Liberazione è più ideologico che chiamarla con questo secondo nome.
    Fare questo è definire il 25 aprile, data della resa delle forze tedesche in Italia (non valida per alcune zone d’Italia, fra cui il Friuli, direttamente occupate e sottoposte ad altro comando militare), quindi la data di una vittoria militare, come l’inizio della Libertà, a mio parere errando. La parola Liberazione esprime meglio il concetto di vittoria di forze militari -quelle partigiane e quelle anglo-americane- contro l’esercito tedesco e le formazioni repubblichine ad esso di fatto sottoposte.
    Pertanto meglio esprime il concetto che la lotta partigiana è stata di fatto una guerra, con vittime e morti e come ogni guerra, atroce. Chiamare il suo esito inizio della Libertà può avere due direzioni: o idealizzarla o banalizzare il concetto di libertà.
    Ci tengo a precisare che con questo non intendo sminuire affatto la grandezza del movimento partigiano, di coloro che guidarono il CLN, di quanti imbracciarono le armi contro l’invasore e i suoi collaborazionisti. Va però detto che è impreciso identificare la Libertà con la fine della guerra, anche perché, qualora qualcuno consideri sinonimi Libertà e Democrazia -cosa peraltro errata-, ricordo che fino al 46, con l’elezione della costituente, in Italia non ci sarebbe stato alcun organo democraticamente eletto.

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