RisikCave

Mentre in questi giorni da un lato impazzano le polemiche sul possibile annullamento della linea Tav dal Friuli da parte dei vertici delle Ferrovie dello Stato, dall’altro è appena uscito il duro comunicato del WWF in seguito al dettagliato studio sulla tratta Venezia-Trieste, noi vogliamo occuparci di cave, argomento rimbalzato proprio oggi anche in altri blog a noi territorialmente vicini. Dunque aggiungiamo carne al fuoco e riportiamo uno stralcio dell’assemblea di Fauglis sulla TAV del febbraio scorso. In seguito ad alcune domande poste da me, risponde il responsabile del servizio tecnico nel Comune di Gonars, Tiziano Felcher:
Felcher: «Il progetto preliminare è composto da vari elaborati, di cui alcuni sono tecnici, altri hanno uno sbocco di poter fare uno studio di impatto ambientale ed effettivamente un’anomalia c’è stata, in quanto gli elaborati non sono arrivati contemporaneamente, in quanto prima è arrivato l’elaborato progettuale, in un secondo momento è arrivato invece lo studio per l’impatto ambientale; questo ha indotto varie confusioni e interpretazioni, che oggi ci sono sulle date sulle osservazioni sulle interferenze e quelle che invece sono le osservazioni sul progetto di impatto ambientale. All’interno dei vari elaborati ci sono anche degli studi che hanno il livello di progettualità preliminare, quindi non sono degli studi dettagliati, approfonditi, che danno l’aspetto del reperimento inerti e dello smaltimento dei… chiamiamoli rifiuti. Allora, sul secondo tema qualche numero bene o male è già stato dato, parlo di dove verranno ricollocati i (? – NdR comunque si fa riferimento ai materiali eccedenti) provenienti da questa lavorazione e diciamo che, sostanzialmente sui tre milioni di metri cubi previsti di lavorazione, un milione e mezzo vanno a finire nei due siti in provincia di Pordenone. Il resto non è che rimanga sul posto, in quanto una parte, se non sbaglio 350.000 cubi, vengono riutilizzati all’interno del cantiere, mentre un’altra parte avrà come destinazione, e quella è un’ipotesi ovviamente, di terre rosse da scavo, cioè sono quei materiali che in virtù di altri progetti di opere pubbliche o canterizzazioni varie, vengono riutilizzati all’interno dei cantieri. Esempio pratico: se io faccio un cavalcavia a Gonars, ma devo poi fare un altro intervento di riporto a Castions di Strada, in quanto pratica che si chiama terre erose da scavo, quello non va a finire in discarica ma viene riutilizzato in un cantiere esterno. E questo è un discorso relativo ai materiali eccedenti, cioè rifiuti e materiali di lavorazione.
Per il reperimento di inerti, invece, la tavola non dice dove esattamente vien fatta la cava, come ubicazione. Dà l’indicazione che i comuni laddove storicamente, anche praticamente, vicino a questo territorio ci sono dei pallini che identificano questi comuni, ci sono dei quantitativi che si presume di trovare, reperire in questi Comuni. Quindi non è che si è già identificata la cava A, B o C, ma c’è questo studio di massima. Chiudo, per quanto riguarda quest’ultimo particolare, precisando questo: non è che uno può fare quello che vuole, ma diciamo che alla stessa stregua della progettazione di un eventuale luogo di reperimento di inerti o quant’altro, viene normato, come diceva prima il signor Tibaldi (NdR. una delle persone intervenute precedentemente), parte da una normativa regionale che ha una procedura di ubicazione delle cave che prescinde da una valutazione del singolo comune. Se c’è la necessità di reperire qualcosa, da dove è stato fatto un calcolo sommario, c’è qualcos’altro da ricalibrare, sono valutazioni che possono avere un evoluzione che tutto sommato la legislazione permette (…). Tradotto in parole povere, così come è successo per lo scalo di Cervignano, c’erano degli studi di fattibilità iniziali che prevedevano certe modalità di approvvigionamento degli inerti, ma strada facendo possono verificarsi tante altre condizioni che possono comunque tenere conto di quello che adesso è uno studio a livello preliminare. È appena il primo gradino a livello di progettazione tecnica».

David Benvenuto: «Ma quindi c’è la possibilità di avere un ulteriore sfruttamento del territorio attraverso queste cave?»

Sindaco: «Potrebbe essere. C’è anche questa possibilità, di questo discuteremo ovviamente».

 Assessore Boemo: «E infatti è da dire che noi abbiamo già segnalato che siamo già stati più volte attaccati a discariche eccetera, e quindi cave. E quindi abbiamo segnalato che non abbiamo la voglia che venissero fatte altre cave a Gonars».

David Benvenuto: «Che poi le faranno a Bicinicco o a Castions e cambia solo una questione di territorialità, di metri…»

Assessore Boemo: «Da qualche parte le devono fare, c’è poco da dire».

Alla fine il discorso è sempre lo stesso. Gonars si rimpalla di alcune decine di metri la linea della Tav con Bagnaria. Se ci sono da fare le cave, va bene che le facciano a Castions o Bicinicco, ma non a Gonars che ha già dato (come se gli altri due comuni avessero i territori immacolati).  All’ultimo consiglio comunale vigeva la preoccupazione di non voler discariche nel comune, salvo poi allarmarsi per l’evenienza che Bicinicco, nel caso in cui debba farne una, possa audacemente costruirla sul confine, venendo a trovarsi più vicino all’abitato di Gonars che a Bicinicco stesso.
E allora chi per primo tirerà fuori la combinazione vincente e salverà la Kamtchatka dalla nuova cava? E chi avrà l’obiettivo di distruggere le armate gialle riempiendo d’immondizia la cava dismessa?

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