La coltura del fotovoltaico

La facilità con cui si può installare su un terreno agricolo un impianto fotovoltaico di grandi dimensioni, unito ai contributi da parte dello Stato e il lauto guadagno economico (anche se a fronte di un investimento a dir poco consistente), sta facendo proliferare sul territorio una gran quantità di questo tipo di impianti. Tutto ciò sta succedendo nella convinzione di andare verso una sostenibilità ambientale, e il tutto viene agevolato da norme che lasciano ampi margini di manovra a chi costruisce.
Innanzi tutto partiamo dal fatto che gli impianti a terra vengono realizzati in zone che il piano regolatore prevede come agricole o forestali, per cui mangiano superficie coltivabile. Prendiamo per esempio il piano regolatore di Gonars, dove sono stati realizzati degli impianti di questo genere, e vediamo cosa prevedono le norme nelle suddette zone:

(art. 27, comma 2)
Destinazioni d’uso. In tali zone sono ammessi esclusivamente, oltre alle opere necessarie alla conduzione dei fondi agricoli, alla loro accessibilità e alla loro irrigazione:

  1. Edifici per la residenza in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze del conduttore agricolo a titolo principale ai sensi della vigente legislazione;

  2. Edifici relativi alle strutture produttive aziendali quali stalle, magazzini ed annessi rustici;

  3. Edifici a libera localizzazione adibiti alla conservazione, prima trasformazione e commercializzazione dei dei prodotti agricoli e forestali o destinati all’attività per l’assistenza e la manutenzione delle macchine agricole;

  4. Edifici per allevamenti zootecnici a carattere industriale

  5. Serre per coltivazioni specializzate;

  6. Edifici e locali per agriturismo.

Leggendo queste norme non ci viene in mente che in una zona così si possa costruire quella che a tutti gli effetti è una centrale elettrica. Invece se qualcuno costruisce un impianto fotovoltaico nessuno può dire nulla, perché è perfettamente in regola. Leggendo il decreto ministeriale del 10 settembre 2010 sulle fonti di energia rinnovabili, si capisce benissimo che gli impianti fotovoltaici possono essere realizzati ovunque, basta fare una denuncia di inizio attività. Nonostante nella parte introduttiva del decreto si parli, per gli impianti ad energia rinnovabile in generale, la possibilità di localizzazione in zona agricola previa autorizzazione in materia di tutela dell’ambiente, tutela del paesaggio e della possibilità di dover variare il piano regolatore, quando poi però si arriva alla normativa per il fotovoltaico tutto questo non serve più.
Penso dunque che in questo modo le amministrazioni comunali, anche se vedono il problema del consumo abnorme di superficie agricola, che il loro piano regolatore voleva tutelare, sono messe nella condizione di non poter far nulla per difendere il proprio territorio. A questo punto, anche se un po’ controcorrente rispetto al pensiero comune, mi chiedo se sia ancora sostenibile il fatto di dare dei fondi per questo tipo di impianti con questa normativa fin troppo semplificata.

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  1. lauro cocetta

    A me sembra un approccio un po’ troppo semplicistico ad un problema reale. Purtroppo non conosco il testo del DM citato e non posso esprimermi meglio, sta di fatto che la cultura della coltura del fotocoltaico trova molti e convinti sostenitori…

    • Alberto Fabio

      Ciao, grazie dell’intervento e scusa se rispondo solo ora ma dopo questo articolo i produttori di pannelli fotovoltaici mi hanno mandato al confino in Germania… (scherzo ovviamente).
      L’approccio un po’ semplicistico è forse dato dal fatto che non ho tenuto in considerazione il problema della produzione di energia pulita e il fatto che attualmente in Italia non ci sono alternative al fotovoltaico. Abbiamo visto infatti che da noi le pale eoliche non funzionano (o almeno non ovunque). Il mio pensiero rimane comunque che la produzione di questa energia deve essere sostenibile anche dal punto di vista ambientale e paesaggistico, e l’attuale normativa non mette nessun vincolo in questo senso.

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