Giorno della Memoria – Gonars non dimenticherà mai

“Gonars, provincia di Udine, 1942-43. Una pagina vergognosa e rimossa del nostro passato: i campi di internamento dove l’Italia deportò e lasciò morire migliaia di cittadini sloveni. Un folle progetto di pulizia etnica, narrato attraverso lo sguardo e i dialoghi di due bambini.”

DAVIDE TOFFOLO, L’inverno d’Italia, Coconino Press

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  1. Anonimo

    ciao, una domanda, siamo sicuri si trattò di pulizia etnica? Secondo me si trattò di atroci imprigionamenti spesso ingiusti di cittadini accusati di collaborare con i partigiani che in effetti erano i difensori di casa loro da noi Italiani invasori. Ma da qui a parlare di “pulizia etnica” ce ne passa. Che si fosse imposto l’Italiano come lingua è odioso, che si fosse imposto il cambio dei cognomi con un’italianizzazione forzata è altrattanto odioso ma non mi risulta si fosse pianificato una strage di massa modello Turchi con gli Armeni o Germania Nazista con gli ebrei. Che ne dite?

    • David Benvenuto

      Purtroppo non fu così.
      Se all’inizio furono internati coloro che erano considerati potenziali oppositori, poi (cito da http://www.comune.gonars.ud.it/index.php?id=817):
      il campo di Gonars si riempì ben presto di un nuovo tipo di internati: uomini, donne, vecchi e bambini rastrellati dai paesi del Gorski Kotar, la regione montuosa a nord-est di Fiume, e prima deportati a Kampor, nell’isola di Rab (Arbe). Qui nel luglio del 1942 il generale Roatta aveva predisposto l’istituzione di un immenso campo di concentramento, destinato ad essere una delle tappe della “bonifica etnica” dei territori jugoslavi occupati programmata dal regime fascista.

      Comincio a pensare che tuttora non ci sia una vera presa di coscienza di ciò che successe a Gonars e in altri campi italiani. La pagina di cui inserisco il link in seguito è molto chiarificatrice e in parte analizza anche quella che fino a pochi anni fa, fu la tendenza ad assumere atteggiamenti autoassolutori in Italia. Nello stesso sito ci sono anche documentazioni fotografiche del campo gonarese.

      http://gonarsmemorial.eu/index.php?option=com_content&task=view&id=17&Itemid=28

      Conferenze approfondite sul campo di Gonars se ne fanno in tutta Italia, rendiamocene conto. Ho fatto le scuole elementari e medie a Gonars, ma non c’è mai stata nemmeno una lezione che parlasse di questo. Chissà se le cose sono cambiate almeno lì.

  2. Anonimo

    cerchiamo di essere chiari. C’era la predisposizioni di campi di sterminio, cioe’ dove ammazzare sistematicamnete un milione di donne, vecchi e bambini perche’ erano slavi? Oppure avevano preso nei campi tutti quelli che erano sospettati di collaborare con i combattenti per la liberta’ della Jugoslavia, i partigiani?

  3. Anonimo

    “bonifica etnica” dei territori jugoslavi occupati programmata dal regime fascista.
    con parole tue spiega cosa significa.

    Ammazzare?
    Spostare da una regione all’altra ma lasciarli in vita?

    • albertofabio

      Preoccupante sentire certi commenti dopo delle argomentazioni dettagliate e documentate come quelle precedenti. La domanda che mi sorge spontanea è: cosa stai cercando di dimostrare chiedendo cose che ti sono già state spiegate? Se hai dei documenti che provano il contrario di ciò che ha detto David segnalali pure…

  4. Anonimo

    Per essere essenziali e meno spocchiosi si risponde alla domanda che per altro è posta in modo garbato. Non tutti abbiamo avuto la possibilità di studiare le carte sulla questione legata al campo di Gonars. Il punto che volevo dimostrare è che ci si esprime su questioni storiche spesso in maniera generica e autoreferenziale. Nel dubbio, rispondi alla semplice e garbata domanda, cosa intendi dire nella frase ““bonifica etnica” dei territori jugoslavi occupati programmata dal regime fascista”. Cos’é una “bonifica etinica? Onestamente non lo capisco. Spiegalo cortesemente. Ripeto, significa “uccidere sistematicamente” o “deportare in campi di prigionia chi era accusato (ingiustamente o no) di proteggere i partigiani”? Se si tratta di “uccidere sistematicamente” é genocidio e pulizia etnica si riferisce all’uccisione sistematica degli appartenenti ad un’etnia. Se invece é imprigionare indiscriminatamente é “discriminazione” ma non “genocidio” e quindi non é pulizia etnica ma un’operazione dai fini politici (fascismo-antifascismo). Odiosa, criminale, becera, schifosa da condannare MA non é genocidio. Quindi, visto che sai, rispondi alla domanda ed elabora se vuoi.

    • Marax

      Non so se fu una decisione del regime o di un generale presa in maniera indipendente. Nelle leggi razziali non si menzionavano anche gli sloveni: se gli cambiavano i cognomi c’era forse piu’ una volonta’ di assimilazione (forzata) che di sterminio fisico. Poi pero’ le cose degenerarono con la guerra e credo ci fosse la volonta’ di sterminare (uccidere) migliaia di abitanti di parti di Slovenia e Croazia. Avessero avuto l’opportunita’ avrebbero organizzato dei campi di sterminio sul modello nazista. Non erano prigionieri politici ma semplicemente appartenenti ad un’etnia. Quindi fu genocidio.

  5. David Benvenuto

    Dal 1941 in poi furono fatti rastrellamenti in Venezia Giulia e nelle province annesse con massacri delle popolazioni civili. Questo è risaputo. Il motivo era che il governo fascista, così come quello prefascista, abbia intrapreso una politica di conquista in tutta la zona balcanica che anticamente faceva parte della Repubblica di Venezia. L’idea era che quei territori dovessero far parte dello Stato italiano, ignorando tutte le questioni storico-sociali che erano avvenute nei secoli seguenti alla Repubblica veneziana. “Questa politica è stata supportata da un vero e proprio comportamento razzista da parte dello stato italiano e delle istituzioni locali nei confronti delle popolazioni ‘slave’ in generale, comportamento iniziato già con lo stato postrisorgimentale e poi portato alle estreme conseguenze in epoca fascista, arrivando a progettare la sostituzione delle popolazioni ‘allogene’ con genti di altre parti d’Italia. Il dominio italiano su quelle terre passava soltanto attraverso l’annientamento della resistenza delle popolazioni locali. A ciò è servita la politica di internamento.”
    Credo che questa spiegazione possa rientrare nell’idea di bonifica etnica (forse se nel’43 il governo fascista non fosse crollato, probabilmente i morti a Gonars sarebbero stati molti di più).
    Su chi siano i mandanti: sicuramente autorità civile e comandanti militari. La cosa grave è che nessuno abbia mai pagato per le stragi.

    • Vitellozzo

      ciao, esiste una pubblicazione che si chiama “Italy’s Divided Memory” del professore inglese John Foot che parla proprio della memoria “divisa” che tuttora caratterizza l’Italia. Credo sia stato tradotto in italiano con il titolo “Fratture d’Italia”. Si parla di repressione fascista, foibe, lotta partigiana, massacri involontari compiuti dagli alleati e poi attribuiti ai tedeschi (il caso di San Miniato), fughe all’estero ed altri episodi che spiegano come esista in Italia una memoria divisa su molti eventi. Credo menzioni anche i campi come quello di Gonars. Una delle cose che l’autore ha sottolineato, durante una serata di presentazione del libro, é che in Italia ci fu l’amnistia subito dopo la guerra (firmata da Togliatti allora ministro della giustizia) e questo ha impedito che venissero processati e quindi che si raccogliessero informazioni e testimonianze da portare di fronte ai tribunali, sulle varie attrocitá compiute da piú parti durante la guerra (e pure dopo). Se nessuno, purtroppo, é mai stato chiamato a pagare per le stragi questa é una delle ragioni, a sua volta figlia di una piú ampia “ragion di stato” e neccessitá di pacificazione nazionale.

      http://us.macmillan.com/italysdividedmemory

  6. Francesco Cocetta

    Ciao, tutto ciò che voi avete scritto fa parte di una questione ancora irrisolta, e forse irrisolvibile, circa il confine orientale durante il finire della seconda guerra mondiale. Quindi bisogna considerare il campo di internamento di Gonars (che però era stato aperto prima) assieme a tutto un contesto di eventi susseguiti su queste terra, per citarne alcuni la ‘fascistizzazione’ dell’Istria, la repressione etnica e politica, le foibe (compiute sia da italiani che da jugoslavi), il massacro di Porzûs, ma anche, dopo la guerra, le rivincite della Jugoslavia sugli italiani, per esempio l’esodo degli istriani e la ‘slavizzazione’ dei cognomi italiani. Ho scritto ciò come monito a non trarre conclusioni affrettate e sommarie basate soltanto su un solo aspetto di questa intrigata vicenda di cui ancora oggi gli storici (sicuramente persone più adatte di noi) stanno ancora cercando di far luce. Sicuramente un passo importante per far conoscere agli italiani questi eventi è stato già compiuto dal ministro Gelmini inserendo come traccia per l’esame di maturità una trattazione sul confine orientale; che a scegliere questa traccia siano stati pochissimi era scontato ma intanto si è rotto il ghiaccio.

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